Author Archives: Kotaro

Digimon Adventure Tri: informazioni sulla nuova serie

Non è ancora chiaro quando Digimon Adventure Tri, l'attesa nuova serie del franchise prevista per aprile 2015, farà il suo debutto.
Si dice che inizierà il prossimo luglio, ma potrebbe trattarsi di un pesce d'aprile, dato che non vi è ancora una conferma ufficiale.

E' invece stato confermato il ritorno di Kouji Wada e Ayumi Miyazaki, cantanti che avevano eseguito buona parte delle sigle e delle canzoni delle vecchie serie, che eseguiranno (probabilmente in una nuova versione) la storica sigla d'apertura Butterfly e il tema delle evoluzioni Brave heart.

Torneranno anche gli otto doppiatori dei Digimon: Chika Sakamoto (Agumon), Mayumi Yamaguchi (Gabumon), Katori Shigematsu (Piyomon), Junko Takeuchi (Gomamon), Kiyoko Yamada (Palmon), Takahiro Sakurai (Tentomon), Miwa Matsumoto (Patamon) e Yuka Tokumitsu (Tailmon).
Vi terremo aggiornati non appena la data di trasmissione verrà resa nota.

Fonte consultata:
Anime News Network

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Autore notizia: Kotaro

Sailor Moon Crystal continuerà con una nuova stagione

Il sito di Toei Europe ha recentemente rivelato che è in produzione una seconda stagione per Sailor Moon Crystal, il reboot della serie dedicata alle guerriere con la marinaretta create da Naoko Takeuchi.

La nuova serie seguirà quella correntemente in programmazione, che terminerà il prossimo luglio, a partire da questa estate.
Dai primi di aprile, la serie, trasmessa online sul portale Nico Nico Douga, ha cominciato la sua trasmissione sui teleschermi giapponesi, mentre continua la produzione dei più svariati oggetti di merchandising a lei dedicati, il cui più recente rappresentante sarà il Character Song Album previsto per fine aprile.

Fonte consultata:
Anime News Network

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Autore notizia: Kotaro

Addio a Cocoa Fujiwara, autrice di Inu x Boku Secret Service

Lo scorso 31 marzo ci ha prematuramente lasciato a causa di una malattia, alla giovane età di soli 31 anni, la fumettista Cocoa Fujiwara.
L'opera più celebre dell'autrice, Inu x Boku Secret Service, è stata pubblicata da Square-Enix in 11 volumi dal 2009 al 2014 e ha ispirato una serie televisiva in 12 puntate andata in onda nel 2012.

La pubblicazione italiana, a cura di Star Comics, è iniziata lo scorso gennaio.

Fonti consultate:
Anime News Network
Sito ufficiale dell'editore Star Comics

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Autore notizia: Kotaro

Addio a Yoshihiro Tatsumi, il pioniere del gekiga manga

Lo scorso 7 marzo si è spento, a causa di un cancro, il fumettista Yoshihiro Tatsumi, uno degli storici pionieri dei manga di genere "gekiga". Aveva 79 anni.
Le sue opere hanno ottenuto nel corso degli anni diversi importanti premi come l'Eisner Award o il Tezuka Award. Nel 2011, gli fu dedicato un lungometraggio animato biografico dal titolo Tatsumi.
In Italia è possibile leggere Lampi per la Coconino Press e, per la Bao Publishing, Tormenta nera e l'autobiografia Una vita tra i margini.

Fonte consultata:
Anime News Network

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Autore notizia: Kotaro

In Giappone con Kotaro – Capitolo Due

Vivo in Giappone da poco più di un mese, ma questo paese non smette di stupirmi ogni giorno e di regalarmi esperienze che sicuramente ricorderò.
Continuo compulsivamente a fotografare ogni cosa che vedo e a perdermi nelle librerie cercando di decifrare i titoli delle migliaia di manga esposti alla ricerca di quei fumetti che hanno rappresentato per tanto tempo i miei sogni proibiti e che ho fatto prima a recuperare in lingua originale piuttosto che aspettare invano di leggerli nella mia.

Nonostante le difficoltà linguistiche, ho stretto un buon rapporto con i miei compagni di scuola, provenienti da varie parti del mondo, con cui condivido lezioni, test ed esercizi ma anche pasti a base di ramen, crocchette, riso e hamburger, partite ai videogiochi tanto stancanti quanto divertenti e picnic al parco sotto gli alberi in fiore (per i ciliegi è ancora presto, ma, nonostante il freddo, son già fioriti i pruni) mangiando dango e patatine fritte dolci.
Ogni tanto il cervello mi va in pappa per il continuo alternarsi di italiano, inglese e giapponese nella mia testa, al punto che guardare gli anime in lingua originale mi fa uno strano effetto ma mi viene poi quasi naturale e il mio orecchio capta come un radar le espressioni studiate durante le lezioni. Ho trovato il canale tv che trasmette i programmi della domenica mattina (Tribe Cool Crew, le Pretty Cure, i Super Sentai e Kamen Rider) e mi alzo alle sette del mattino, in barba al fatto che potrei dormire e risparmiarmi la fatica, per immergermi in un mondo fatto di colori, eroi e spot pubblicitari tanto martellanti quanto bizzarri, quasi sempre dedicati alle succitate serie.
Rimpiango che nessuno si sia preso la briga di sottotitolare gli stacchetti di Tribe Cool Crew in cui i cantanti della sigla presentano sfide di ballo hip hop tra ragazzini che avranno un terzo dei miei anni ma si muovono con una scioltezza e una bravura che io non riuscirei mai ad avere nemmeno se le chiedessi al drago di Dragon Ball. Per tacere dei ragazzini in sala giochi che giocano a Taiko no tatsujin, Groove Coaster o MaiMai come posseduti dal demonio… o da Kenshiro!

Se Obelix, il buon vecchio gigante dei fumetti francesi, venisse qui in Giappone, non ci penserebbe su due volte ad adattare il suo ormai consolidato motto agli abitanti di questo strambo paese: "Sono Pazzi Questi Giapponesi!".
Perché è vero, sono pazzi, contraddittori, strambi, ambigui, ma forse è per questa loro pazzia che ci affascinano tanto.
E' un paese totalmente fuori dai nostri schemi, il Giappone.
Un paese dove San Valentino , che da noi è praticamente un giorno come un altro (almeno per noi poveri single impenitenti!), diventa una ricorrenza importantissima che fa riempire i supermercati di banconi immensi stracolmi di cioccolatini di tutti i tipi (volevo tanto comprare quelli di Sailor Moon Crystal, ma mi è passato di mente fra una cosa e l'altra). Al contrario di quel che succede da noi, qui a San Valentino sono le ragazze a dover regalare il cioccolato ai ragazzi, cosa che per quanto mi riguarda è decisamente più allettante. Tra l'altro, tempo una settimana, e quei banconi di cioccolatini sono ancora lì, anzi aumentano di numero, cambia solo l'insegna da "Valentine Day" a "White Day".

Un paese dove, contrariamente a quel che si penserebbe, la primavera non è accolta da un clima mite, da ciliegi in fiore e da picnic all'aria aperta, ma inizia ben prima che da noi, i primi di febbraio, quando ancora ufficialmente è inverno, fa freddo e nevica persino (qui a Okazaki abbiamo avuto solo un capriccioso nevischio, ma a Sapporo c'è stato il festival della neve). In concomitanza con l'arrivo della primavera, c'è il tradizionale "setsubun", il lancio dei fagioli agli oni (i demoni della tradizione giapponese), che rappresenta un'occasione per lasciarsi alle spalle le cose brutte e far spazio a quelle belle.
Ho avuto modo di partecipare al setsubun organizzato dalla scuola che frequento: una maschera, una parrucca, una mazza da baseball, un paio di pantaloncini leopardati e, per un pomeriggio, sono stato un oni che ha fatto il giro delle classi per beccarsi in faccia sacchetti di fagioli tirati da studenti e professori!
 

Un'esperienza apparentemente sciocca, ma abbastanza rappresentativa di questo paese folle e bellissimo che è il Giappone e dei suoi abitanti, tutti gentilissimi, rispettosi e tranquilli, che tirano fuori un lato strambo ed energico quando meno te lo aspetti.
Come il gruppo di suonatori che ogni domenica mattina si riunisce in un tempio per esercitarsi: donne, bambine, ragazzi, uomini, madri, un gruppo di persone apparentemente tranquillissime e insospettabili che, sotto la guida di un maestro tanto esperto quanto simpatico, si mettono a suonare tamburi, piatti e flauti con un'energia incredibile, ballando, saltando, agitando enormi bandiere e lanciando urla degne dei migliori lottatori di arti marziali. Si esercitano in vista del matsuri primaverile (che, ahimè, cade il giorno del mio rientro in Italia e quindi non potrò assistervi) in cui, pare, più di trenta gruppi diversi di suonatori si riuniranno al castello di Okazaki per creare uno spettacolo unico al mondo.
Già solo a vederle, queste esercitazioni sono uno spettacolo straordinario, ma ringrazio di avere avuto la fortuna di potervi addirittura partecipare, dato che, mentre guardavo, il maestro mi ha chiesto se volevo provare, ed è finita che ogni domenica son lì a (cercare di) suonare un tamburo tradizionale… con risultati, ovviamente, scarsissimi, ma ne sono molto contento.
E' un'esperienza molto particolare di cui noi occidentali possiamo forse cogliere il significato solo in minima parte. Per noi, probabilmente, un gruppo di persone di vario tipo che si riunisce per suonare in un tempio sarà qualcosa di strambo. Ha, però, un fascino tutto suo, e, in breve tempo, finisci per essere rapito dalle note di questi tamburi, scandite con un ritmo quasi sacrale, ed è quasi come se ti astraessi da ogni tempo e luogo, restando faccia a faccia con te stesso, il tuo passato e il tuo futuro.
All'interno di una sala col pavimento di legno che ti ricorda tanto la palestra che frequentavi da ragazzino, mentre tu facevi ginnastica e nella sala accanto, con una grossa bandiera giapponese alle pareti, c'era il corso di karate, quasi ti senti perso. Quasi non ci credi, che sei in Giappone, dentro un tempio che pare quello dello stage di Ryu del tuo amato Street Fighter II, dopo anni passati a guardarlo attraverso i cartoni animati, i fumetti, i videogiochi, i libri dell'università. Ma poi i suonatori gridano, interrompendo la litania dei tamburi e riportandoti alla realtà. Sì, sei in Giappone. E, devi ammetterlo, ti piace.
 

Fra le tante esperienze che ricorderò di questo mio soggiorno giapponese c'è senza dubbio il pomeriggio passato a chiacchierare con studenti delle scuole medie a proposito di manga, anime e videogiochi, per un progetto organizzato dalla scuola che voleva aiutarli a fare conversazione in inglese (ma poi è finita in un pasticcio mezzo inglese e mezzo giapponese, che coi giapponesi si fa sempre questa fine!).
Probabilmente il gruppo di ragazzini con cui ho parlato si aspettava di trovare una persona più tranquilla, invece si son ritrovati con occidentale che scrive di manga e anime per un sito Internet, raccoglie le fotocopie dei compiti in una cartellina di Sailor Moon, gira col Nintendo 3DS in cui è inserita la cassettina del programma per fare gli esercizi di ginnastica con Nobuaki Kakuda e i volumetti di Hotman in giapponese nello zaino, disegna i Pokemon e tiene sul cellulare le sue foto in cosplay da Gyumao di Dragon Ball!
Ciò che i ragazzi mi hanno detto non era troppo diverso da quello che mi aspettavo, ossia che gli studenti (maschi) delle medie giapponesi sono ancora un po' bambini e adorano le serie di fumetti, cartoni e giochi dirette ad un target di giovani, vanno pazzi per i Pokemon, per Dragon Ball, per One Piece e Naruto, giocano a Touhou e con le carte collezionabili. gli piacciono Super Mario, Youkai Watch, Denpa Ningen, Dragon Quest, Kamen Rider, Magi. Mi ha sorpreso che uno dei ragazzi mi abbia detto: "Il mio manga preferito è Koe no katachi, perché mi ha emozionato molto nel profondo".
Non vedono l'ora di compiere sedici anni per poter leggere i manga seinen e fremono dalla voglia di leggere Le bizzarre avventure di JoJo.
Più "mature" e spigliate le ragazze con cui ha parlato una mia compagna di classe, che hanno timidamente ammesso di leggere doujinshi di Kuroko no basket dove "otoko to otoko…".
Evidentemente, tutto il mondo è paese, e le scuole medie giapponesi del 2015 non sono tanto diverse da quelle che ho frequentato io a Palermo a fine anni '90, quando le ragazze sbavavano su Leonardo Di Caprio e Nick Carter dei Backstreet Boys (a proposito, sapete che qua a Okazaki è come se ci si fosse fermati al 1999, che giri nei negozi e alla radio ti mandano "I want it that way", "Baby one more time", "You got what you give", fra una canzone delle Perfume e la sigla di Magic Kaito 1412?), si truccavano e avevano intrallazzi con gli studenti più grandi, mentre i ragazzi non concepivano minimamente amore o rapporti sessuali e gli interessava solo giocare a Tekken 2 sulla Playstation.
Quanto all'infinita diatriba fra vecchio e nuovo, i ragazzi delle medie di Okazaki non sono poi così ignoranti in materia di manga "vintage": se da un lato, comprensibilmente, non conoscono Otoko Juku (ma probabilmente i loro papà sì, visto che la terza serie del manga campeggia ogni settimana sulle pagine di Manga Goraku), dall'altro conoscono sia Kinnikuman che Mazinga Z e anzi mi ha stupito constatare come non sapessero cosa fosse Death Note, ben più recente di entrambi e ancora molto popolare all'estero.
Meno fortunati gli amanti degli shoujo di una volta: sia i maschi che le ragazze han definito Sailor Moon "quello che guardava mia madre da giovane"!
 

Non sono ancora andato al karaoke, e questo è parecchio strano conoscendomi, ma sono diventato un assiduo frequentatore delle sale giochi, che traboccano di giochi deliranti e Ufo catcher che mettono in palio gadget di praticamente qualsiasi cosa (da Love Live all'Attacco dei giganti, da Frozen a Dragon Ball Z, da One Piece a Natsume Yuujinchou, da Monsters University a Pretty Cure, da Sailor Moon a Hoozuki no reitetsu, da Digimon a Persona). Mi fa piacere ritrovare ancora una volta il mio amatissimo Dance Dance Revolution (chi di voi ha giocato con me a Just Dance può ben immaginare cosa succede se mi si piazza su un videogioco di ballo che ha nella tracklist perle come la sigla di Uta no prince-sama Maji Love 1000%), ma soprattutto tantissimi picchiaduro, il mio genere preferito che nelle sale giochi italiane è un po' morto: Blazblue, Guilty Gear, Tekken Tag 2, Ultra Street Fighter IV, Virtua Fighter 5, Chaos Code, Dead or alive 5, il picchiaduro di Ken il guerriero e l'inossidabile Street Fighter II, che praticamente da sempre campeggia nella triade dei miei videogiochi preferiti e che è un'emozione indescrivibile giocare su cabinato nella sua terra natale. Le sale giochi giapponesi sono organizzatissime e ti vendono persino le card dove salvare i tuoi progressi nei giochi e sbloccare costumi alternativi per i personaggi o canzoni per i giochi musicali.
Ci si trova veramente di tutto. A seconda del locale ci si può anche trovare un karaoke, un Internet point, biliardo e freccette.
Ho ancora un po' di tempo da passare in questo paese, in cui sto pensando di tornare in futuro per seguire altri corsi, e molte esperienze mancano ancora all'appello. Non riuscirò, purtroppo, a vedere il film di Gundam Origini al cinema come avevo preventivato, ma sono andato a vedere Chef (in lingua originale – inglese – con sottotitoli in giapponese, un'esperienza!), vedrò sicuramente il nuovo film delle Pretty Cure e ho ancora un bel po' di cose da fare.
Ho avuto modo di fare una scappata a Tokyo per un weekend e ci sono diverse cose da raccontare e mostrare di questa città che, ahimé, causa lontananza, costi dei treni e mancanza di tempo libero ho potuto girare solo sommariamente ma ho ugualmente amato.
Vi lascio con qualche scatto della mia già grandissima galleria fotografica, destinata ad aumentare in maniera esponenziale nei prossimi giorni.

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Autore notizia: Kotaro

In Giappone con Kotaro – Capitolo Uno

Come molti di voi già sanno, dallo scorso 11 gennaio mi trovo in Giappone, più precisamente a Okazaki, nella prefettura di Aichi, per seguire un corso di lingua di durata trimestrale che terminerà a fine marzo.
Approfitto, dunque, di questo spazio per offrirvi una piccola, personale, finestra su un paese molto lontano (dall'Italia sono più di dodici ore di volo diretto, che aumentano in caso di scali) ma che, in un modo o nell'altro, tutti noi appassionati di manga e/o anime ci siamo ritrovati ad amare.

È un paese strano, fondato da sempre su ambivalenze e contraddizioni: tradizionale e moderno, orientale e occidentale, templi e grattacieli, salaryman e cosplayer, idol efebici e corpulenti lottatori di sumo, innovazioni tecnologiche e riti dal sapore ancestrale. Elementi diversissimi fra loro che coesistono nella stessa realtà, affascinante e, in un certo senso, unica al mondo.

L'ho sognato anch'io per molto tempo, il Giappone, l'ho studiato all'università in diversi suoi aspetti e, adesso che ho la possibilità di viverci per un po', devo ammettere che, tutto sommato, è come lo immaginavo. Il che non significa che non ne sia rimasto sorpreso: del resto, da un paese che ti accoglie all'aeroporto di Osaka con una toilette superaccessoriata che sembra l'interno di uno space shuttle, con tanto di attrezzatura per cambiare i pannolini ai neonati e wc con tavoletta riscaldata e vari tipi di getto d'acqua incorporati, puoi e devi aspettarti davvero di tutto!
Va specificato che questo mio resoconto è, innanzitutto, figlio delle mie impressioni personali, che come tali non possono né vogliono essere universalmente condivise, e al momento è riferito alla sola, piccola e non famosissima, Okazaki, e probabilmente la realtà delle altre città più grandi o turistiche è differente.
Man mano che proseguirà il mio soggiorno, probabilmente, continuerò a tenervi aggiornati, perciò restate in ascolto, se vi farà piacere.

Se i controlli di passaporti e documenti vari in aeroporto mi avevano, in un primo momento, spaventato un po', ho subito avuto modo di realizzare qualcosa che mi ha tranquillizzato e che, in qualche modo, ha placato alcuni dei dubbi e delle paure che mi portavo dietro nei riguardi di un soggiorno trimestrale in un paese così lontano e diverso dalla mia Italia.
In Giappone, la gente si fa sempre in quattro per aiutarti, anche se tu sei chiaramente un occidentale un po' spaesato che non capisce il menu del ristorante.
Sei atterrato all'aeroporto di Osaka e non sai come fare per raggiungere Okazaki? La signorina della biglietteria ti fornirà i biglietti e il percorso completo, con tanto di orari di partenza e di arrivo dei vari treni che devi prendere.
Ti è caduta una monetina dal portafogli mentre pagavi il gelato? Un gentilissimo ragazzo ti inseguirà per tutto il centro commerciale per riportarti la monetina che ha raccolto, anche se si tratta solo di pochi spiccioli.
Ti trovi davanti allo splendido torii di un santuario shinto e chiedi timidamente se puoi entrare a dare un'occhiata? Nel giro di cinque minuti sarai catapultato nella sala dove si svolgono le esercitazioni di taiko, il tamburo tradizionale giapponese, con tanto di sorridente maestro che ti mette i bastoni in mano per farti provare a suonare e ti chiede di ritornare a vedere le prove, ringraziandoti addirittura.

Certo, io un po' sono avvantaggiato, perché gli anni di studio mi hanno fornito quantomeno le basi per poter comunicare in giapponese i miei bisogni, ma, anche quando mi è capitato di andare un attimo nel pallone perché non capivo questo o quel termine, ho sempre ricevuto un paziente aiuto da parte del mio interlocutore.
Purtroppo, a dispetto delle tante scuole d'inglese che spuntano qua e là per le strade di Okazaki, sono ben pochi i giapponesi che lo parlano, e quelli che lo fanno comprendono solo il "katakanago", l'inglese "storpiato" dal sistema fonetico nipponico. Puoi, dunque, spendere le ore in un centro commerciale cercando l' "hair dryer" che ti serve: non lo troverai finché non chiederai un "heaa dorayaa" o finché la commessa non ti fornirà carta e penna per farti disegnare quello di cui hai bisogno (storie di vita vissuta)!
 

Okazaki è una città piccola e tranquilla, dove ci si ambienta facilmente e si può girare senza troppi problemi, godendosi gli ultimi scampoli del Natale che ancora rimangono nella forma di luci colorate, a patto di resistere al vento freddissimo che inizia a soffiare già di prima mattina e non la smette più o alla pioggia torrenziale che, puntualmente, pare colpire la città esclusivamente di giovedì.
Sembra a tratti uscita da un cartone animato, Okazaki, con il suo esercito di studenti in divisa che, puntualmente, alle otto e mezza del mattino, vedi incamminarsi alla volta del liceo: a piedi o in bicicletta, incuranti del vento, del freddo e della pioggia. Mai un ombrello o un cappotto, al massimo una sciarpa al collo o, a coprire il volto, una di quelle strambe mascherine da chirurgo per il raffreddore che qui indossano un po' tutti. Li vedi in giro per la città anche ad altre ore del giorno, gli studenti, vuoi perché vanno a rilassarsi al centro commerciale, vuoi perché tornano da scuola tardi per via dei club. Già, perché esistono davvero, i famosi club scolastici dei cartoni animati, in primis, ovviamente, quello di baseball.

Passeggiare per la città il sabato mattina e trovarsi davanti agli occhi l'enorme campo da baseball della scuola elementare con i bambini che fanno una partita è un'emozione indescrivibile, per chi, come me, ha passato la sua adolescenza ad emozionarsi coi manga di Mitsuru Adachi e a dannarsi perché nel suo liceo, in Italia, si giocava all'odiato calcio e mai a quel baseball tanto curioso.
Tanti gli elementi a me noti per via dei fumetti e dei cartoni animati che sto ritrovando qui in città: dall'okonomiyaki da riscaldare sulla piastra incorporata al tavolino (mi ci sono voluti circa trent'anni, ma ora so come si sente Marrabbio!) ai bento da comprare in stazione per consumare sul treno a mo' di protagonista dei manga di Jiro Taniguchi, dai McDonald's che fanno panini strambi tipo il Teriyaki Burger al gyudon di Kinnikuman (è buono, veloce ed economico!), senza dimenticare i mitici taiyaki a forma di pesce (che, per carità, son buonissimi, ma avessero il cioccolato al posto della marmellata di fagioli rossi ci guadagneremmo un po' tutti!).
Il cibo qui è decisamente strano. Entrando nei supermercati, sembra che i giapponesi sfoghino tutto il loro estro creativo nel realizzare i cibi più assurdi: patatine fritte al gusto di ramen, al cioccolato o di colore viola, Pocky (i nostri Mikado) e Kit Kat di ogni forma, gusto e colore, i cereali di Aikatsu che sono di colore rosa e aromatizzati alla fragola; bibite gassate dei gusti più strambi, pizza condita con la pasta e mille altre stramberie. E, soprattutto, riso. Riso ovunque, che non gli farebbe male, ogni tanto, friggerlo per farci una bella arancina, soprattutto considerando che ad Okazaki i ristoranti italiani non mancano, e, fra frasi in italiano sgrammaticato scritte sulle vetrine o pronunciate dalle cameriere, ci si mangia pure bene, devo dire.
 

I fumetti e i cartoni animati fanno decisamente sentire la loro presenza in ogni dove, quasi a far parte della struttura stessa del Giappone. Ci sono immense librerie che traboccano di manga, con innumerevoli riedizioni una più pregiata dell'altra per i classici o i titoli più famosi (ho contato almeno sei edizioni diverse di Ken il guerriero, altro che le cinque italiane di Dragon Ball!), romanzi illustrati da mangaka famosi o con copertine in stile manga, installazioni pubblicitarie che mettono in bella vista i manga del momento (Ao haru ride, The seven deadly sins, Assassination Classroom, Sailor Moon, Akatsuki no Yona, Shigatsu wa kimi no uso, per citarne alcuni) da cui hanno tratto un anime o un film, con gadget annessi o uno schermo che manda le puntate dell'anime o i trailer del film. Nei supermercati, nelle librerie e nei convenience store non manca mai uno scaffale dedicato alle riviste di manga o ai volumetti. E qui i giapponesi si sbizzarriscono nei modi più assurdi: riviste contenitore dedicate solo alla pubblicazione a puntate delle storie di Mitsuru Adachi, riviste di fumetti per salaryman che traboccano di mafiosi virili, riviste dedicate solo ai fumetti che trattano di pesca e molto altro ancora.

E poi loro, i miei amatissimi Book Off, negozi dell'usato con una vasta, vastissima scelta di manga, libri, dvd, blu ray, giocattoli e videogiochi di ogni tempo, tenuti come nuovi e venduti ad un prezzo stracciato (se disponibili, si possono trovare intere serie manga a 100 yen, 70 centesimi di euro, a volume), con cui ho già stretto una profondissima amicizia recuperando alcune serie che desideravo da tempo e che in Italia temo non arriveranno mai.
Sono andato al cinema a vedere il nuovissimo film dei Super Sentai di quest'anno e mi sono reso conto di quanto qui i cartoni animati siano importanti. Attualmente programmano l'ultimo film di Naruto, il film dell'Attacco dei giganti, il film di Youkai Watch, il film di Aikatsu e il live action tratto da Kuragehime.

Il cinema traboccava di trailer e locandine dei film d'animazione che verranno nei prossimi mesi: Doraemon, Crayon Shin-chan, Pretty Cure, Dragon Ball, Pokemon, Detective Conan.
Pochi i film occidentali attualmente in programmazione: Lo Hobbit, Big Hero 6 (che qui si chiama Baymax), Gone Girl. Prossimamente usciranno American Sniper, 50 sfumature di grigio, Una notte al museo 3, Mortdecai e, con un enorme ritardo rispetto al resto del mondo, Tartarughe Ninja e Chef.
I film giapponesi, siano essi cartoni animati o live action, vengono pubblicizzati tantissimo, sia all'interno del cinema che nelle librerie che ne vendono eventuali romanzi o fumetti.
Dei film per bambini, come i cartoni animati o i tokusatsu, vendono venduti o regalati all'interno del cinema stesso un sacco di oggetti di merchandising, articoli di cartoleria, cartoline promozionali, card, opuscoli informativi o gashapon. Gashapon che, tra l'altro, non mancano mai: ogni supermercato, sala giochi, centro commerciale, libreria o negozio di giocattoli o elettronica ha, puntualmente, almeno una mezza dozzina di macchinette che, per poche centinaia di yen, ti regalano oggettini e ninnoli. E qui ho visto davvero di tutto: Kuroko no basket, L'attacco dei giganti, Persona, Sailor Moon, Street Fighter, Otoko Juku, Diabolik Lovers, Chihayafuru, Jojo, sentai e tokusatsu, Dragon Ball, One Piece, Pokemon, Free, Pretty Cure, Rayearth, Stilly e lo specchio magico, Super Mario, Dragon Quest, Marmalade Boy, soldatini, animaletti, cibarie di plastica e mille altre cose.
 

Le serie attualmente più di successo sono, comprensibilmente, quelle per il pubblico infantile, di cui si trova veramente di tutto in giro per Okazaki, nei posti più insospettabili: gashapon, videogiochi, giocattoli, capi di abbigliamento, maschere, quaderni, cibarie o anche solo pubblicità.
In testa, c'è Youkai Watch, col suo gattone rosso che puoi letteralmente vedere ogni volta che giri lo sguardo, dato che è presente praticamente ovunque nelle sue varie forme, persino come testimonial di una pizzeria. A seguire, gli inossidabili Pokemon, Happiness Charge Pretty Cure, Aikatsu, Pripara, Ressha Sentai Toqger, Kamen Rider Drive, Avengers Disk Wars, Oreca Battle, One Piece, Doraemon, Anpanman.
Non mi stupisce constatare l'enorme successo riscosso ad ogni loro nuova uscita dal sodalizio Toei Animation e Bandai Namco, che realizzano anime tv da cui nascono giocattoli, videogiochi, carte e molte altre cose seguitissime dai bambini, che poi trovi insospettabilmente nelle sale giochi a far ballare le idol in computer grafica di Pripara o a far smazzare i Saiyan di Dragon Ball Heroes.

Di sale giochi, a differenza del nostro paese, qui ce n'è ancora tante e sono molto frequentate, specialmente nel weekend. Se da noi a farla da padrone sono i videopoker, qui invece tirano tantissimo i pachinko (spesso e volentieri a tema anime, come Ken il guerriero, Kinnikuman, Keiji, Evangelion) o le macchinette che permettono di pescare e vincere dei premi (spesso e volentieri a tema anime anche questi… c'è una macchinetta dove puoi pescare le nuove statuine di Sailor Moon e ci ho buttato invano diversi yen!). ll gioco più "normale" che ho trovato è stato Ultra Street Fighter IV (finito con Zangief con un gettone solo, cosa che non mi era mai successa in anni di conoscenza coi cabinati di Street Fighter e che mi ha reso molto felice), per il resto è tutto un tripudio di simulatori di Gundam, simulatori di guida di Initial D, giochi sul Sangokushi, simulatori di corse dei cavalli (sul serio, e c'è gente anche giovane che ci gioca!).
E poi loro, i maledettissimi, deliranti, assuefacenti, giochi musicali: l'inossidabile Taiko no tatsujin (che nell'edizione di quest'anno ti permette di suonare al tamburo evergreen come il tema di Super Mario o vari brani di musica classica, ma anche brani tratti da Kamen Rider Gaim, Happiness Charge Pretty Cure, Free Eternal Summer, Ressha Sentai Toqger, Dragon Ball Heroes, Youkai Watch, Pokemon Rubino Omega e Zaffiro Alpha, L'attacco dei giganti, Aikatsu, Doki Doki Pretty Cure, Zyuden Sentai Kyoryuger), lo psichedelico Groove Coaster e MaiMai, tanto strambo quanto spassoso.
Infine, nonostante il Giappone abbia innumerevoli prodotti d'animazione propri, non si può non citare il grande appeal che i prodotti Disney hanno nella terra del Sol Levante: oltre alla commercializzazione dei dvd e blu ray dei film, non mancano gadgets di ogni tipo dedicati a Topolino e Paperino, ma anche ai personaggi di Monsters University e, soprattutto, Frozen (qui Ana to yuki no joou, "Anna e la regina delle nevi").

A più di un anno di distanza dall'uscita del film nelle sale, i negozi giapponesi sono ancora pieni zeppi di pupazzi, cibarie, peluches, gashapon che raffigurano Anna, Elsa e Olaf. Non passa giorno che non senta Let it go alla radio di qualche locale, anche più volte nel corso della stessa giornata, e la sua versione giapponese, "Ari no mama de", campeggia in bella vista nel nuovo Taiko no tatsujin, di cui è la prima traccia selezionabile. Dispiace per Big Hero 6, film anche volutamente più vicino all'estetica dei cartoni giapponesi, di cui si parla poco, a parte qualche giocattolo o libro nei negozi, perché anche l'Oriente è ancora scosso da Frozen.
 

Per il momento termino qui questo mio primo report (che, come temevo, si è dilungato anche troppo!), lasciandovi qualcuna delle migliaia di fotografie che vado scattando giorno dopo giorno (cliccando sui link in blu nel testo potrete vederne altre).
Ci si risentirà prossimamente per qualche altra novità dal Giappone. Stay tuned!

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Autore notizia: Kotaro

Roma, maid & butler café al Circolo Icon: reportage e intervista

Lo scorso 14 dicembre, all'associazione culturale Icon di Roma (via Sgurgola 7), si è tenuta una simpatica giornata maid & butler café organizzata dal gruppo romano Giappone nel cuore.
Per tutta la giornata, i locali dell'associazione culturale hanno ospitato i ragazzi dell'associazione, che con coloratissimi costumi e tanta simpatia, hanno servito e intrattenuto i clienti, mentre consumavano i pasti offerti dal gruppo o si divertivano con i videogiochi e giochi in scatola che il locale mette a disposizione.
Fra un piatto al curry e un torneo di Just Dance Wii, nel pomeriggio c'è anche stata la partecipazione della cantante/cosplayer Giulia "Utau Yume" Morelli, che si è esibita cantando diversi brani.
Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Kasumi-chan, Himi-chan e Hinata-chan, alcune delle maid del gruppo Giappone nel cuore.
 

Come e perché nasce il vostro gruppo?

Kasumi-chan: Io gestisco da circa un anno una pagina su Facebook che conta 59.000 persone. Mi rendevo conto che la gente era molto entusiasta e contenta delle immagini "kawaii" dei maid café giapponesi che postavo sulla pagina, dicendo che avrebbe voluto qualcosa del genere anche a Roma.
Ho avuto, perciò, voglia di provare e ho girato diversi ristoranti per vedere se erano interessati.
Dopo un po' sono stata contattata dal gestore di un ristorante e provai a fare un evento, che andò inaspettatamente benissimo (vennero circa 200 persone, un grosso numero). Dal momento che l'evento era andato bene, lo abbiamo ripetuto ogni mese.

Wow, complimenti! Quindi un evento di questo tipo ha successo in Italia…

Kasumi-chan: Già. Originariamente è stata dura, abbiamo iniziato sotto un padrone e non sapevamo come organizzarci o come avrebbe reagito la gente. In Italia, i maid café non sono molto capiti e sono molto fraintendibili, infatti abbiamo avuto anche delle brutte esperienze in passato. Col tempo, però, ci siamo abituate, i clienti hanno imparato a conoscerci e le cose sono migliorate. Oggi abbiamo avuto un buon successo, sono venute molte persone, tra cui molti clienti che ci seguono sin dall'inizio, e ne siamo contente.

Siete mai state in Giappone a vedere un maid café originale?

Kasumi-chan: Non ancora, ma mi sono documentata tantissimo!
Himi-chan: Io no, ma Hinata-chan sì.

Come funziona un maid café giapponese?

Hinata-chan: Io sono stata più che altro in un "usagi maid café", con i coniglietti che gironzolavano per il locale.
La nostra organizzatrice rispetta molto la tradizione giapponese dove le ragazze, come noi, intrattengono i clienti facendo giochini o incantesimi sul cibo.

Incantesimi?

Hinata-chan: Sì, le maid fanno degli incantesimi carini per rendere il cibo più buono e prelibato.
Kasumi-chan: Sì, noi facciamo tantissimi incantesimi. Ne abbiamo inventati molti!
Himi-chan: E' il marchio di fabbrica del nostro maid café!
Kasumi-chan: Noi cerchiamo di rispecchiare al massimo i maid café originali che si trovano a Tokyo. Abbiamo almeno cinque o sei tipi di incantesimi molto carini. Hanno tutti lo scopo di rendere più buono il cibo.

Dove vi possiamo trovare in Italia?

Kasumi-chan: Questo è il primo evento che noi maid organizziamo in proprio senza un titolare. Potete trovarci sulla nostra pagina Facebook Giappone nel cuore e nei nostri profili Facebook personali.
Il nostro prossimo evento sarà a Febbraio, probabilmente lo organizzeremo ancora qui all'Icon dato che ci siamo trovate molto bene.

Pensate che una cosa come il maid café in stile giapponese possa avere più successo in Italia o sia destinata a rimanere una nicchia?

Kasumi-chan: Per ora abbiamo sempre superato la soglia delle 100 persone con i nostri eventi. Probabilmente, andrà sempre bene, dato che gli appassionati del Giappone ci saranno sempre.

I costumi li avete comprati o fatti voi?

Kasumi-chan: I nostri costumi sono originali giapponesi. Ce li ha procurati il nostro primo titolare, che è italo-giapponese.

Come avete scelto i vostri nomi?

Kasumi-chan: Ognuna di noi ha scelto il suo per un motivo preciso. Il mio, Kasumi, significa nebbiolina, un piccolo fiore bianco che si mette nei mazzi di rose. E' un fiore molto delicato che penso mi rappresenti.

Himi-chan: Io ho scelto questo nome perché mi sono ispirata a quelli delle gothic lolita. E' un nome di due sillabe dal suono molto tenero. L'ho inventato io!

Hinata-chan: Il mio è stato molto più facile! E' il nome di un personaggio di Naruto che mi piace e in cui mi rispecchio molto.

Kasumi-chan: Minako-chan e Kaname-chan invece si sono chiamate così dai nomi dei personaggi di Sailor Moon e Full Metal Panic.

Ringraziamo le ragazze del gruppo Giappone nel cuore e lo staff dell'associazione culturale Icon per la disponibilità e per il materiale fotografico.
 

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Autore notizia: Kotaro

In memoriam: coloro che ci hanno lasciato nel 2014

Con l'ingresso nel nuovo anno, ecco il rituale sguardo a quello passato e ai grandi artisti legati al mondo del fumetto e dell'animazione che ci hanno lasciato.
 

Giapponesi

Doppiatori:

Runa Akiyama (17/04/1954 – 08/03/2014)
Ruoli celebri: Sunny in Attacker You (Mila e Shiro), Pench in Vifam

Seizou Katou (14/02/1927 – 17/01/2014)
Ruoli celebri: Megatron/Galvatron in Transformers, Kiyonaga Matsumoto in Detective Conan, Ittetsu Hoshi (Arthur Young) in Kyojin no Hoshi (Tommy, la stella dei Giants)
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Iemasa Kayumi (31/10/1932 – 30/09/2014)
Ruoli celebri: Cobra Nefertari in One Piece, Paragas in Dragon Ball Z, Padre in Full Metal Alchemist Brotherhood

Ichiro Nagai (10/05/1931 – 27/01/2014)
Ruoli celebri: Karin (Balzar) in Dragon Ball, Happosai in Ranma 1/2, Sakuranbo in Lamù
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Hidetoshi Nakamura (12/07/1954 – 25/12/2014)
Ruoli celebri: Messina in Le bizzarre avventure di JoJo, Jarred in Deltora Quest

Shuusei Nakamura (09/03/1935 – 30/07/2014)
Ruoli celebri: Daisuke Shima in La corazzata Yamato, Tohru Rikishi in Rocky Joe

Rokuro Naya (20/10/1932 – 17/11/2014)
Ruoli celebri: Camus dell'Acquario in Saint Seiya, Dr. Scarecrow in Super Doll Rika-chan
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Bunta Sugawara (16/08/1933 – 28/11/2014)
Ruoli celebri: Kamaji in La città incantata, Ged/Sparviere in I racconti di Terramare
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Masaaki Tsukada (16/12/1938 – 27/01/2014)
Ruoli celebri: Shigekuni Genryusai Yamamoto in Bleach

Kouji Yada (15/04/1933 – 01/05/2014)
Ruoli celebri: Dr. Gelo in Dragon Ball Z, Zeff in One Piece
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Kazuko Yanaga (14/04/1947 – 01/11/2014)
Ruoli celebri: Fyana in Votoms, Ranko Midorikawa in Ace wo nerae
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Autori, produttori, attori, registi, musicisti

Tadahiko Hirano (05/03/1938 – 13/06/2014)
Cantante della sigla di Kimba, il leone bianco
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Toshio Hirata (16/02/1938 – 25/08/2014)
Regista di Unico, il piccolo unicorno e Pet shop of horrors

Nobuyoshi Koshibe (21/08/1933 – 21/11/2014)
Compositore delle musiche di Mach Go Go Go e Esteban e le misteriose città d'oro

Takashi Makino (17/02/1964 – 07/02/2014)
Cantante, membro del duo Tokyo Purin, noto per una delle sigle di Doraemon

Masato Masuda (**/**/1965 – 29/03/2014)
Game designer, creatore della serie Fire Pro Wrestling

Keinojou Mizutama (03/05/1959 – 13/12/2014)
Illustratore, noto per il character design di Maoyuu Maou Yuusha

Hiroshi Obi (16/09/1959 – 03/08/2014)
Disegnatore, creatore di Ganbare Goemon

Koichi Tsunoda (**/**/1939 – 14/01/2014)
Animatore, noto per Mazinga Z e vari lavori tratti dai manga di Leiji Matsumoto

Takajin Yashiki (05/10/1949 – 03/01/2014)
Cantante, ha realizzato varie canzoni per la trilogia di film di Mobile Suit Gundam

Ken Takakura (16/02/1931 – 10/11/2014)
Attore, noto per Antartica e il live action di Golgo 13
http://animeclick.it/news/40797-addio-a-kazuko-yanaga-ken-takakura-rokuro-nayaNotizia su Animeclick

Italiani

Doppiatori:

Renato Mori (29/05/1935 – 22/08/2014)
Ruoli celebri: Generale Nero in Mazinga Z, Chef in South Park
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Gaetano Varcasia (06/09/1959 – 10/11/2014)
Ruoli celebri: Tyrion Lannister (Peter Dinklage) in Il trono di spade, voce di Topolino negli anni 1988-1995
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Sergio Fiorentini (29/07/1934 – 11/12/2014)
Ruoli celebri: Rafiki in Il re leone, nonno in Heidi
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Altri

Un piccolo pensiero anche a diverse personalità che, pur non essendo del tutto direttamente coinvolti con il mondo del fumetto o dell'animazione (giapponese e non) ne hanno fatto parte in maniera trasversale, diventando parte integrante della cultura popolare di molte generazioni di appassionati di fumetti, cartoni animati e videogiochi.

James Avery (27/11/1948 – 31/12/2013)
Attore, noto per il ruolo di Philip Banks in Willy, il principe di Bel Air. Lavorava anche come doppiatore. Sua, ad esempio, la voce originale di Shredder delle Tartarughe Ninja.

Harold Ramis (21/11/1944 – 24/02/2014)
Attore, noto principalmente per il ruolo di Egon Spengler in Ghostbusters. Fu anche sceneggiatore e produttore di alcune delle più brillanti commedie statunintensi degli ultimi anni, da Caddyshack a Animal House, da Terapia e pallottole a Ricomincio da capo.

Jim "Warrior" Hellwig (16/06/1059 – 08/04/2014)
Lottatore di wrestling noto con il nome The Ultimate Warrior. Fu uno degli atleti più iconici che si sono dedicati a questo sport, ha influenzato a tal punto l'immaginario collettivo da generare molti personaggi di cartoni animati e videogiochi a lui ispirati.

Bob Hoskins (26/10/1942 – 29/04/2014)
Attore, noto per il ruolo di Eddie Valiant in Chi ha incastrato Roger Rabbit?
Ha recitato anche nel ruolo di Super Mario nel film del 1993 tratto dall'omonimo videogioco.

Robin Williams (21/07/1951 – 11/08/2014)
Attore, noto per Mrs. Doubfire, Jumanji, L'attimo fuggente. Sua la voce del Genio nel film Disney Aladdin.

Fonte consultata: Anime News Network
 

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Autore notizia: Kotaro

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Giapponesi

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